Un’anima per l’Europa?


Si è conclusa oggi la seconda giornata di “A Soul for Europe”, presso il Tophane-i Amire Culture Center di Istanbul, Turchia. Tre giorni di dibattito su globalizzazione, cultura e Europa. Proprio mentre Istanbul ancora festeggia il suo stato di Capitale Europea della Cultura 2010, professori, economisti, giornalisti, business man e la cosidetta società civile si incontrano, sotto le antiche arcate del palazzo Topane – i. Il Forum, nato a Berlino nel 2004, ha come scopo quello portare figure provenienti dalle imprese e dai centri culturali insieme per discutere del ruolo della cultura nella formazione e sviluppo del progetto di integrazione Europea.

Come tante conferenze, è iniziato in modo standard, con cuffiette per la traduzione dal turco all’inglese, dall’inglese al turco, cartellini di riconoscimento luccicanti e un bel tavolo con tanto di schermo antistante dove accogliere gli ospiti e renderli protagonisti delle tre giornate di dibattito.

Ciònonostante, oggi, la prima giornata aperta al pubblico, si è rivelata alquanto insolita. Interventi di vario genere hanno interrotto il normale scorrere di una tradizione conversazione conferenziale dove già tutti sanno cosa sarà detto e quale sarà la conclusione (“Andate in pace e alla prossima”). Fin dal primo dibattito, l’incontro ha assunto sfumature inverosimili e nervature di scoppiettante polemica. A partine da  Hayrettin Karaca ( membro fondate di TEMA, fondazione turca per combattere l’erosione del terreno, per la reforestazione e protezione di habitat naturali), il quale a fine dibattito, si è lanciato in un’invettiva vecchio stile contro il capitalismo odierno ed in memoria dei vecchi tempi, quando si stava meglio e si pensava più agli altri. Il signor Karaca, che si è rifiutato di usare le cuffie per ascoltare la traduzione ed ammette – a causa degli anni – di non essere stato in grado di capire neanche gli interventi avvenuti in lingua turca, ha conquistato un buon venti minuti di scena per raccontare agli ospiti anneddoti di una Turchia che ancora non si chiamava tale. Più tardi, durante la sessione pomeridiana, Karaca si è sbilanciato decisamente troppo, condannando l’UE come possibile annientatrice della cultura e nazione turca e invitando il moderatore a parlare turco invece di inglese.

Il signor Karaca comunque non è stato l’unico  partecipante turco ad esprimere un disagio che sicuramente hanno sentito in molti. E’ sicuramente paradossale ritrovarsi ad Istanbul a discutere di Europa pensando di evitare temi come immigrazione, religione, intolleranza e discriminazione. Più tardi anche lo scrittore e poeta turco  Hilmi Yavuz ha portato l’attenzione del dibattito verso la questione turca, accennando alla frustrazione di un paese a cui è stata promessa una partecipazione che tarda e si fa pregare ad arrivare.

Sicuramente la candidatura della Turchia all’Unione Europea non voleva essere tema del dibattito. D’altro canto come biasimare Elif, artista turca che vive a Roma da 5 anni, che prende il microfono e chiede agli invitati di parlare dei veri problemi dell’Europa, come la discriminazione verso i “non-comunitari” e i problemi di crescente intolleranza e razzismo verso gli immigrati? Invece l’intervento di Elif, come quello di Hilmi e quello di Karaca vengono pressochè ignorati, come parentesi nel pulito e politically correct dialogo tra i “veri” europei.

Un incontro promettente, che rischia di mancare di attenzione verso il paese che lo ospita, che pure la chiede.

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