E l’Europa si ricordò della Turchia


From PressEurop

 

 

Recep Tayyip Erdoğan torna sulle pagine dei giornali Europei. Improvvisamente l’Europa sembra ricordarsi della Turchia…… già la Turchia, quello stato a cui avevano promesso l’entrata nel loro club riservato un pò di tempo fa.

Ultimamente sembrava proprio che se lo fossero dimenticato. Qualcuno si è giustificato dicendo che è la Turchia che si rivolge a Oriente, invece che all’Occidente, questo perchè il premier – conservatore ma liberale –  si è impegnato a promuovere accordi con i vicini dell’altra sponda.

Sarà per questo che anche alla Francia, che non veniva in visita ufficiale dal 1992, è venuto finalmente in mente di passare a salutare. Sarkozy ha visitato da poco il paese –  dopo ben 19 anni dall’ultimo incontro in Turchia tra un premier francese ed un premier turco. Ciò nonostante l’incontro è stato circondato da un’atmosfera di disappunto e delusione, con il rifiuto del premieri francese di prolungare la sua visita, come era stato invitato a fare, la quale è durata soltanto due ore. Le dichiarazioni pubbliche di Sarkozy non hanno lasciato trapelare nessun grande segno di cambiamento nell’ostilità francese verso la Turchia, per di più verso la sua entrata nell’UE.

Ma Recep Tayyip Erdoğan è tornato sulle testate europee per un’altra ragione. Ha da poco infatti iniziato il viaggio in Germania, dove già ha fatto scaldare gli animi grazie alle sue dichiarazioni sulle minoranze e per i toni duri nel chiedere a Bruxel una presa di posizione chiara e decisa.

Le dichiarazioni sulle minoranze proseguono il dibattito iniziato durante il suo intervento a Dusseldorf, durante il quale il presidente turco aveva contraddetto la premier tedesca riguardo alle sue dichiarazioni sulla necessità per gli immigrati di imparare la lingua tedesca, obiettando che i turchi che vivono in Germania dovrebbero tenere la lingua madre come prima lingua e che mai dovrebbero essere incitati ad abbandonare le proprie radici.

Ciò non toglie il fatto che le sue accuse di negligenza verso i diritti delle minoranze da parte del governo turco istighino la risposta “Ma da che pulpito viene la predica”; con il Curdo e tutte le altre minoranze linguistiche e culturali ancora non riconosciute e discriminate e gli storici problemi della Turchia con innumerevoli minoranze, quali Armeni, Greci, Cristiani e Allevi.

Per quanto riguarda il processo di entrata nell’UE il premier turco non ha risparmiato di dimostrare la sua docilità di agnello: “Se non vogliono la Turchia, dovrebbero dirlo apertamente…così ci faremmo gli affari nostri e smetteremmo di disturbarli”.

Da un lato, questi toni non preavvisano dialoghi pacifici per il suo futuro incontro con Barroso a Bruxel. Dall’altro l’Europa ha nutrito per troppo tempo la Turchia di false speranze, come permetterle di partecipare  ad ogni programma interculturale della Commissione Europea (quali Erasmus, Comenius e Grundvig) e da troppo tempo ormai ignora il suo partner medio-orientale, che sembra, comprensibilmente, stare per perdere le staffe.

 

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