Israele-Turchia: mai più come prima


I rapporti tra i due Paesi stanno entrando in una nuova era. Tra Israele e Turchia erano stati instaurati lungo gli anni ’90 forti legami diplomatici, economici e militari. La Turchia era stata tra i primi stati a riconoscere l’esistenza di Israele e a sostenerla. Le relazioni bilaterali, già incrinatesi durante gli ultimi anni, sono state messe a dura prova dall’incidente della Mavi Marmara. Adesso, dopo l’espulsione ad inizio settembre dell’ambasciatore israeliano da Ankara, sembra ormai evidente che gli equilibri con l’attuale governo israeliano si siano rotti definitivamente

Gli anni di alleanza e cooperazione tra Turchia e Israele sembrano giunti ad un punto critico, dopo un climax di contrasti iniziati nel corso dell’ultimo decenneo. L’ambasciatore israeliano è stato espulso da Ankara, proprio un giorno prima dalla pubblicazione del rapporto della ONU sull’incidente avvenuto nel maggio scorso, quando la nave Mavi Marmara con a bordo una organizzazione non governativa turca è stata attaccata da Israele mentre cercava di raggiungere Gaza. Nove sono stati i cittadini turchi rimasti vittime dell’attacco. L’evento ha colpito molto l’opinione pubblica turca, quanto la sua classe dirigente, che non ha esitato a denunciare Israele con rabbia, chiedendo di ottenere immediatamente delle scuse formali. Tali scuse formali non sono mai arrivate e lo stesso rapporto ONU riconosce legale l’attacco di Israele come legittima difesa, pur definendo l’azione militare eccessiva e insensata . Tutto questo ha spinto la Turchia ad una reazione impulsiva e decisa, perfettamente in linea con la politica del primo ministro Recep Tayyp Erdogan e del suo partito.

Una storia finita male

La rottura avviene a seguito di quasi due decadi di appoggio reciproco. Fin dagli anni della fondazione di Israele, la Turchia si schiera con gli Stati Uniti e l’Europa nel sostenerne la legittimità. A partire dal 1991 i due Paesi iniziano le loro reazioni diplomatiche, che vanno migliorando di anno in anno con accordi militari ed economici, fino alla decisione di stabilire il libero scambio di merci nel 1996. Da quel momento in poi, tra i due stati inizia una collaborazione multisettoriale: dalla tecnologia, alle esercitazioni militari, al settore industriale. La Turchia diventa negli anni una delle mete di turismo preferito dagli israeliani, il loro corpo militare si esercita nello spazio aereo turco e la Turchia offre addirittura le acque del fiume Manavgat al suo alleato . Anche Israele dimostra la sua affidabilità, apportando aiuti rapidi ed efficaci alla Turchia a seguito del terremoto del 1999.

La scelta dei due paesi di stringere tale alleanza appare adeguata data la situazione sullo scenario internazionale dei due paesi. Dalla fine della guerra fredda fino alla fine degli anni ’90 infatti la Turchia era in una situazione di isolamento nel Medio Oriente: i rapporti con Iran e Siria erano fortemente perturbati a causa della disputa riguardo alle acque del Tigri e dell’Eufrate e a causa del sostegno da parte dei due vicini verso i movimenti di ribelli curdi. Inoltre, la scelta si conciliava pienamente con la politica occidentale verso la quale il paese cercava di concentrarsi. D’altro canto per Israele, sostenuto da Europa e Stati Uniti, non era che un vantaggio avere un alleato più vicino con il quale condividere la politica pro-occidentale, tanto meglio se musulmano. Inoltre i due paesi condividevano una caratteristica: essere una democrazia parlamentare e laica, in mezzo a dittature.

I rapporti tra i due Paesi iniziano a su a partire dall’inizio del 2000, tra cui la dichiarazione del Ministro dell’Educazione israeliano Yossi Sarid di voler introdurre l’insegnamento del “genocidio armeno” nel sistema scolastico. L’elezione dell’AKP ( Partito per la Giustizia e lo Sviluppo) già suggerisce un lieve cambiamento di rotta, con dichiarazioni di critica da parte del primo ministro Erdogan verso le politiche contro la Palestina israeliane. A partire dal 2006 la Turchia inizia a cercare di mediare tra Israele e Siria. Proprio il fatto che il suo alleato riesce a far fallire tutti i suoi tentativi è una delle ragioni principali dell’allontanamento. L’evento che segna un momento decisivo è l’attacco di Gaza da parte di Israele nel dicembre del 2008, che avviene proprio qualche giorno dopo un incontro segreto organizzato da Ankara tra Gerusalemme e Damasco. Erdogan non frena la sua rabbia e indignazione all’incontro di Davos, durante il quale lascia la sua sedia infuriato dopo aver accusato Israele di uccidere i bambini palestinesi. Da quel momento, la Turchia mostra palesemente il suo risentimento verso l’alleato, suggerendo di escluderlo dalle Nazioni Unite e negandogli la partecipazione ad un’esercitazione militare internazionale sul suolo turco nel 2009.

Questione di onore

L’incidente della Mavi Marmara nel 2010 perciò non che è una goccia che fa traboccare il vaso e già lasciava intravedere chiaramente la possibilità di una rottura dell’alleanza. La stesura del rapporto ONU riguardante l’incidente è stata protratta a lungo proprio per i contrasti tra i due Paesi, con la Turchia che spingeva per includervi l’invito a porre delle scuse ufficiali e il risarcimento delle vittime da parte di Israele. Il Ministro degli affari Esteri Ahmet Davutoglu aveva lanciato l’ultimatum alla vigilia della pubblicazione del rapporto, dichiarando al Today’s Zaman (versione in lingua inglese del periodico turco Zaman) che il suo Paese non era disposto ad aspettare oltre e minacciando di attuare il “piano B”, senza però dare alcuna spiegazione su quest’ultimo. Il giorno seguente, a poche ore dalla pubblicazione del rapporto, lo stesso ministro ha annunciato la sospensione degli accordi militari e l’espulsione dell’ambasciatore israeliano ad Ankara.

Il documento dell’ONU dichiara l’azione di Israele legale secondo le leggi internazionali, data la necessità di difendersi dall’infiltrazione di armi a Gaza. Israele si è limitata a porgere le sue condoglianze alle vittime, ma si è rifiutata di scusarsi ufficialmente, invitando la Turchia a non mettere in dubbio la relazione tra i due Paesi e cercare la riconciliazione. La Turchia al momento non sembra affatto intenzionata a cedere sulla posizione presa, tutt’altro: il ministro Davutoglu ha dichiarato che “è arrivato il momento per Israele di pagare il conto”, mentre il primo ministro Erdogan ha definito Israele “un bambino viziato”, aggiungendo che le navi della marina turca “si faranno vedere più spesso nelle acque del Medio Oriente”. Per adesso non è stata prevista alcuna chiusura tra le relazioni economiche, ma gli imprenditori di entrambi i Paesi hanno espresso non poca preoccupazione sulle ripercussioni della rottura diplomatica. La decisione di chiudere qualsiasi relazione militare, compreso lo scambio di tecnologie e armamenti crea anche preoccupazione, data la criticità del momento a causa dell’intensificarsi del conflitto turco contro il PKK .

D’altra parte anche il governo di Israele ha molto da perdere, in un periodo in cui è scosso anche da movimenti di protesta interni. L’allontanamento di Ankara rappresenta il rischio di un ulteriore isolamento, che molti temono possa portare ad un inasprimento delle sue politiche. Inoltre, non è da escludere che il raffreddamento dei rapporti con Israele aiutino allo sbocciare di nuove amicizie diplomatiche per la Turchia. Negli ultimi tempi tra quest’ultima ed Egitto, che già stavano stringendo legami più profondi prima dello scoppio delle rivolte, sembrano tirare venti di intesa. Per molti analisti la crisi con Israele sembra coerente con la politica estera turca sotto il governo AKP, che si è concentrata maggiormente sulla posizione strategica del paese e a rivitalizzare i rapporti con il mondo arabo e musulmano, cercando di scrollarsi di dosso l’influenza dei paesi occidentali. Ma soprattutto Erdogan sembra intenzionato a lanciare un messaggio chiaro e forte sul potere del suo paese in Medio Oriente e sul suo rifiuto di piegarsi ad un ruolo passivo.

Alla ricerca di un nuovo ruolo

Dopo l’operazione Piombo Fuso, era già evidente agli occhi dell’intera comunità internazionale che le relazioni tra i governi di Israele e Turchia non sarebbero più state come prima. Erdogan si è sentito tradito dal suo alleato e ha perso fiducia in lui e nell’allenza con quest’ultimo.

L’incidente della Mavi Marmara e il rapporto delle Nazioni Unite hanno portato ad una rottura con il passato decisa e drammatica. I toni infiammati di Erdogan fanno trasparire reale risentimento che sarà difficile da superare in breve tempo – e a sua detta non sarà superato senza ricevere le scuse e il risarcimento delle vittime. Il messaggio che emerge chiaramente dall’atteggiamento del governo turco è la volontà di riconfermare la nuova autostima acquisita sullo scenario internazionale e il rifiuto di piegarsi passivamente alle dinamiche degli alleati tradizionali. Ciò che la Turchia vuole è che le sia riconosciuto il suo ruolo ed il suo potere, che al governo di Benjamin Netanyahu non è andato mai troppo a genio. Sicuramente la scelta di Erdogan di impartire una lezione ad Israele ha lasciato soddisfatta gran parte dell’opinione pubblica turca, da sempre simpatizzante per la causa palestinese, suscitando però allo stesso tempo un po’ di timore sulla quiete del Medio Oriente. D’altra parte, la popolarità della Turchia, già in deciso aumento nel corso degli ultimi anni, salirà alle stelle tra i paesi musulmani, che attendevano da tempo un distanziamento tra Turchia e Israele.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: