Intervista con Montasser Drissi, giovane attivista marocchino e protagonista del film-documentario My Makhzen and Me


Giovane, un po’ timido e con una coda di capelli riccioli che tendono ai rasta. Ho incontrato Motasser Drissi, 21 anni, durante il ciclo di incontri Istanbul Seminars, che si sta svolgendo in questi giorni nella città di Istanbul.

My Makhzen and Me – Trailer from Nadir Bouhmouch on Vimeo.

All’interno del programma della conferenza, la proiezione del film My Makhzen and Me, di Nadir Bouhmouch, giovane film maker marocchino attualmente residente negli Stati Uniti per ragioni di studio. Il film-documentario racconta, tramite filmati amatoriali e le riprese di Nadir, il susseguirsi delle proteste della Primavera Araba, focalizzandosi principalmente sul Movimento del 20 Febbraio in Marocco, un movimento di protesta organizzato da giovani ragazzi decisi a chiedere riforme al Re, per una costituzione più democratica.

Il film è interessante sotto diversi aspetti: prima di tutto dà spazio alle immagini delle proteste in un modo sconosciuto agli occhi dei media occidentali. Le folle per la strada inneggiano cori che sfiorano melodie, con testi ironici e allo stesso tempo pieni di significato, lungi dalle nostre manifestazioni di piazza piene di bandiere e di slogan vecchi di un secolo. La repressione delle autorità invece sono tristemente quella da tutti conosciuta: un abuso di potere che ferisce lo sguardo, sotto colpi di manganelli e violenza gratuita.

Ancora più interessante è la storia di questo movimento di protesta, che ha raggiunto alcuni media internazionali, ma in maniera molto più sommessa rispetto alle altre proteste. Quel che invece la caratterizza è una razionalità di fondo, una posizione molto conscia delle richieste e l’organo organizzativo giovane che ne costituisce la base.

Presente alla conferenza il giorno della proiezione è Motasser Drissi, uno dei protagonisti del movimento e quindi del documentario. Ci racconta il susseguirsi degli eventi. A seguito di un’ondata di proteste nell’Africa del Nord, il Movimento del 20 Febbraio chiama i cittadini del Marocco a raccogliersi in protesta tramite un video disponibile su youtube. Le richieste del movimento e della protesta sono chiare e pacate: una nuova costituzinone, meno corruzione nel paese, accesso ai posti di lavoro, accesso all’educazione e più uguaglianza.  Il video, pubblicato su youtube, riceve attenzioni da media nazionali e internazionali, quali il New York Times, Al Jazeera e France 24, grazie al supporto dei partiti di sinistra e l’Associazione per i Diritti Umani.

Motasser, con un inglese perfetto, si racconta: “I miei genitori erano attivisti. Fin da bambino ho partecipato ai loro incontri. A 17 anni ero membro dell’Associazione Marocchina per i Diritti Umani e coordinatore della sua Assemblea Giovanile di Rabat”. Per questo motivo, per Montasser, non è stato un caso, quello di ritrovarsi a capo del Movimento del 20 Febbraio.

“Nel 2011 sono iniziate le proteste nel nostro paese, in supporto di quelle in Egitto e Tunisia. In quel momento, l’Assemblea Giovanile dell’Associazione Marocchina dei Diritti Umani si è resa conto che le stesse richieste delle proteste potevano essere quelle del popolo del Marocco. Così è iniziato il Movimento del 20 Febbraio. Ci siamo riuniti il 14 Febbraio, a seguito di una breve ricerca, per stilare un documento che riassumesse le nostre richieste, tra le quali la più importante la revisione della costituzione”.

Il primo tentativo di sabotaggio della protesta è avvenuto già due giorni prima del 20 Febbraio, quando il canale nazionale televisivo ha annunciato pubblicamente che l’appuntamento era stato cancellato. In risposta, il movimento ha lanciato un altro video, smentendo la notizia.

“Il 20 Febbraio nelle piazze di diverse città, ma anche dei paesi più piccoli, si sono uniti i cori di protesta.” Il 9 di Marzo il Re ha annunciato durante un discorso ufficiale di aver accolto le richieste della protesta e di aver stabilito lui stesso un comitato per le riforme e per stilare la nuova costituzione. “L’errore del movimento è stato non aver richiesto un processo democratico per le riforme. Se la nuova costituzione era scritta dagli uomini del Re, cosa sarebbe potuto cambiare?”.

In seguito, le manifestazioni sono state ancora più partecipate, ma è stato proprio in questo momento che i media nazionali e internazionali hanno cessato di dare copertura al movimento, mentre contro-manifestazioni in sostegno del Re erano seguite dalle telecamere (nonostante fossero minori in numero). Nessuno nel paese sapeva di preciso cosa stava succedendo. Allo stesso tempo la repressione verso i manifestanti si faceva sempre più violenta.

La nuova costituzione, di fatto cambiata di poco o niente, è stata lanciata in Giugno. Dopo quel momento, i marocchini si sono presentati in numero molto minore in piazza, con la speranza di vedere i cambiamenti della nuova costituzione. Allo stesso tempo, il paese si stava già preparando alle elezioni nazionali di Novembre 2011.  Dopo le elezioni, il Partito Islamico uscito vincitore, ha abbandonato il supporto al movimento. I ragazzi del 20 Febbraio hanno continuato a manifestare, ma con molto meno successo.

“Nel 2012 abbiamo organizzato diverse manifestazioni, che purtroppo hanno portato a molti arresti, soprattutto degli esponenti di spicco dei gruppi che avevano sostenuto il movimento. Al momento, molti dei detenuti politici sono in sciopero della fame, circa 50. Anche riguardo a questi temi purtroppo l’informazione è molto scarsa. Per questo abbiamo aperto una nuova campagna chiamata Free Koulchi (liberi tutti) per la liberazione dei detenuti politici, che raccoglie le loro vite e le loro storie”.

Il Movimento del 20 Febbraio nell’ultimo anno ha abbandonato le piazze, ma allo stesso tempo ha dato vita a molti progetti innovativi, tra i quali Guerrilla Cinema (canale di produzione di documentari indipendenti), canali televisivi web e blog.

Montasser stesso fa parte di molti di questi progetti. Ha solo 21 anni e in tre giorni a Istanbul è già stato intervistato da almeno tre media nazionali. Grazie al film di Nadir, il movimento di un gruppo di giovani coraggiosi ha ricevuto e continua a ricevere attenzione a livello internazionale,  dando speranza ad altri giovani in protesta e dimostrando quanto può essere efficace la persistenza.

“In Marocco, il Re detiene ancora potere pressoché assoluto”. Racconta a fine intervista Montasser mentre beviamo un caffè. Mi chiede chi è l’uomo sulle bandiere sparse per l’Università di Bilgi. Gli spiego che in Turchia non c’è re: il potere sembra ancora essere in mano ad un uomo che da diversi anni è solo un manifesto. “How I wish also our king was just a poster” (Quanto vorrei che anche il nostro Re fosse soltanto il poster), sospira. Ad ognuno le proprie battaglie. Lo saluto complimentandomi, e augurandogli buona fortuna nella sua quotidiana azione contro le ingiustizie nel suo paese.

Istanbul, 18 Maggio 2013, c’è bel tempo. Batte il sole

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