Istanbul – giorno 7 – 3 Giugno


Settima giornata di occupazione pacifica al Gezi Park di Istanbul. Oggi la Piattaforma Solidarietà di Taksim, piattaforma che ha dato inizio all’occupazione del parco una settimana fa, ha pronunciato le sue richieste, dichiarando che l’occupazione del parco, e solo del parco, continuerà finché non saranno ritirate le forse dell’ordine da tutta la città e tutto il paese, rilasciate tutte le persone che sono state arrestate ingiustamente in questi giorni. IL movimento richiede inoltre le dimissioni del responsabili delle violenze delle forze dell’ordine e il ritiro del progetto di Gezi Park e di tutti gli altri progetti che sono stati decisi senza il consenso dei cittadini.

Durante la notte del 2 di Giugno ci sono stati episodi di vandalismo, ancora difficile da capire se da attribuire ad una frangia dei manifestanti o a dei provocatori esterni. La tendenza generale della protesta rimane quella di un sit-in pacifico.

Ieri notte, dopo una giornata di occupazione pacifica di Gezi Park e Taksim, sono ripresi gli scontri nel quartiere di Besiktas, roccaforte del gruppo dell’omonima squadra di calcio Carsi, rinomatamente tra le frange più inquiete del corteo di piazza Taksim. Gli scontri hanno avuto inizio quando i manifestanti si sono avvicinati agli uffici della Presidenza del Consiglio ad Istanbul. A partire dalle 20,30, la polizia ha continuato a tirare lacrimogeni e usare idranti contro alcuni provocatori accaniti fino alle sei di sera. Gli scontri sono avvenuti anche corpo a corpo. Lacrimogeni sono stati sparati all’interno di abitazioni private ed il quartiere si è riempito di barricate, anche grazie al contributo degli abitanti del quartiere, che hanno gettato mobili vecchi dalle finestre. Incredibile l’altruismo dei cittadini turchi, che hanno aperto le porte ai manifestanti feriti.

La polizia ha tirato lacrimogeni anche all’interno dell’Università di Bahcesehir, dove si erano rifugiati alcuni passanti e manifestanti.

Questa mattina, alcune fonti sostengono che la principale compagnia telefonica turca, TURKCELL, abbia ricevuto pressioni politiche da parte del governo per sospendere le sue linee telefonica.

Oggi nel primo pomeriggio c’è stata una protesta sotto gli studi di una delle principali televisioni nazionali NTV, accusata di non offrire giusta copertura agli eventi degli ultimi giorni. Il canale si è ufficialmente scusato e ha trasmesso in onda le immagini della protesta sotto i propri uffici.

Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, continua intanto a rilasciare dichiarazioni ambigue sul progetto del parco. L’ultima ipotesi sarebbe quella di costruirvi un museo della città e una moschea.

Infelicemente ha deciso anche di confermare la demolizione del Centro Culturale Ataturk, altro simbolo importante per i nazionalisti turchi, per una ricostruzione successiva dello stesso.

I toni del suo intervento di oggi sul canale nazionale di Sky Turk sono stati leggermente provocatori. Durante il suo intervento, ha rimarcato la distinzione tra “noi”, “voi” e un “loro” indistinto. I manifestanti, già definiti saccheggiatori, sono additati come sostenitori del partito di opposizione CHP, il quale è stato accusato di strumentalizzazione della protesta.

Erdogan ha anche detto, con un tono che è sembrato quasi una minaccia, di “sforzarsi per far rimanere in casa quel 50% della popolazione che è dalla sua parte”.

Il primo Ministro è partito oggi per l’Africa del Nord, è apparso risoluto come al solito, ma un pò piu intimorito.

Il Presidente della Repubblica Gul è finalmente intervenuto, con toni molto diversi da Erdogan, parlando di democrazia e di diritto a opporsi ed esprimere opinioni contrastanti.

Intanto si sparge la voce di gruppi provocatori all’interno della manifestazione, provenienti da diverse fazioni politiche. In una città con circa 15 milioni di abitanti, è il minimo che ci si potrebbe aspettare, e anzi sorprende che ancora la situazione non sia degenerata.

 

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