Ieri Gezi sgomberata. Continuano gli scontri con la polizia


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Ieri notte Istanbul non ha dormito. Dopo l’attacco della polizia su Gezi Park e lo sgombero delle tende degli occupanti, da diversi punti della città cortei spontanei si sono ritrovati per marciare verso Taksim, scontrandosi irrimediabilmente con le forze dell’ordine, che hanno li hanno respinti con lacrimogeni e idranti. In molti tra coloro che ieri erano in strada non vogliono neanche raccontare, alcuni non sanno ricostruire bene i fatti.

Nevin, studentessa di fisica, era nel corteo proveniente dalla parte asiatica, che ha tentato nella notte di raggiungere il Ponte del Bosforo e attraversarlo per poi dirigersi verso Piazza Taksim. “C’erano camionette della polizia a bloccarci la strada. All’inizio hanno tirato solo qualche lacrimogeno. Non ce ne siamo andati. Siamo rimasti per circa un’altra ora, intonando cori e incitando la polizia a lasciarci passare. Poi hanno attaccato davvero, così ho iniziato a correre, ho perso di vista la mia amica ed il cellulare mi deve essere caduto di tasca. Sono tornata a casa a piedi da sola”.

Arican, uno studente di lingue, era al parco quando la polizia ha attaccato. E’ riuscito a scappare indenne. “Avevo deciso di tornare a casa, avevo paura e non volevo essere arrestato. Nelle vicinanze del parco però ci siamo fermati ad aiutare qualcuno che era rimasto ferito. L’abbiamo portato all’Ospedale di Sisli e lì siamo rimasti tutta la notte, per la paura di uscire. Sono arrivati feriti su feriti: chi ustionato dai getti d’acqua degli idranti, chi era stato ferito alla testa dalle bombe lacrimogene, chi con contusioni e fratture”.

Gli scontri non sono cessati fino alle prime luci dell’alba e sono già cominciati oggi verso l’ora di pranzo, con piccoli gruppi che cercano di avvicinarsi a Taksim e la polizia che risponde con lacrimogeni e idranti. La polizia, presente in tutti i punti di raccolta più importanti della città,  pattuglia il parco e blocca l’accesso a chiunque tranne i giornalisti in possesso di un documento di riconoscimento. E’ stato riferito oggi nel primo pomeriggio che quattro giornalisti turchi sono stati arrestati.

Ieri sera, dagli occupanti che si sono rifugiati nel Divan Otel, adiacente a Gezi Park, sono arrivate notizie inquietanti, tra le quali l’attacco della polizia nella hall e reception dell’hotel, l’uso di gas altamente dannosi per la pelle, arresti immotivati e abuso di potere da parte della polizia. Alcuni dei poliziotti che hanno attaccato l’hotel, è stato riportato da alcuni testimoni, non avevano il numero di servizio sull’elmetto.

Intanto gli scontri sono ripresi anche ad Ankara, in concomitanza del comizio del Primi Ministro turco Recep Tayyip Erdoğan, appena iniziato in Istanbul. Il comizio, la quale prima ha avuto luogo ieri ad Ankara, è stato intitolato “Comizio per il sostegno alla volontà nazionale”. Ieri il premier ha pronunciato parole  piene di rabbia, con toni accesi – tanto da perdere la voce a tratti – e accuse verso il movimento di protesta(i manifestanti bevono nelle moschee, fanno sesso nel parco). Durante i suoi interventi, avvenuti tutti in quanto leader del partito AKP e rivolto ai suoi elettori invece che in veste ufficiale Primo Ministro  rivolto all’intera cittadinanza, i manifestanti sono descritti come il nemico della società, in contrapposizione con gli elettori del partito di maggioranza, uomini pii, che credono in dio e che rappresentano la vera Turchia. “Noi siamo la Turchia”, ha urlato ieri dal palco.

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