Turchia: lanciato il pacchetto “democratizzatore”


Il tanto atteso pacchetto di riforme rimandato nell’ultimo mese è stato finalmente presentato oggi dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan.

Un preambolo ampio e ripetitivo, molti ringraziamenti a figure politiche del passato, omaggi ai “martiri” della guerra al terrorismo e poche frasi, succinte e dirette, sulle riforme. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan, durante la presentazione del tanto attesto “pacchetto democratizzazione”, si è impegnato per celebrare i suoi 11 anni di operato ed elogiare gli obiettivi raggiunti e gli ostacoli superati. Dopo aver ripetuto insistentemente la funzione iniziativa del pacchetto, sottolineando l’impossibilità di soddisfare in una sola volta tutte le richieste, ha precisato che questo è solo l’inizio, “il primo passo” verso una Turchia delle libertà e democratica.

A seguito del lungo preambolo, sono stati chiariti i punti centrali del pacchetto. È stata annunciata la legalizzazione dell’insegnamento in lingue diverse dal turco presso le scuole private. In tema di lingua, la novità più sorprendente è la libertà di utilizzo di altre lingue diverse dal turco per la comunicazione politica e le campagne elettorali, purché affiancante la lingua ufficiale del paese e non certo al suo posto. È stata poi annunciata l’apertura alle tre lettere fino ad ora non permesse nell’alfabeto turco, perché appartenenti alla lingua curda (Q, X e W) e i nomi delle località curde potranno finalmente essere scritti e utilizzati ufficialmente.

Tra le altre misure rivolte alle minoranze, sono state menzionate anche il cambiamento del nome di un’università in omaggio a un famoso personaggio armeno, la restituzione del monastero Mor Gabriel ad un’associazione di siriaci e l’istituzione di centri di cultura e lingua Rom. Inoltre, saranno inasprite le pene per coloro che sono accusati di incitare all’odio e alla discriminazione.

Per quanto riguarda il sistema elettorale, molto discusso a seguito delle proteste di Gezi Park, è stato ufficialmente aperto il dibattito riguardo alla soglia di sbarramento (attualmente al 10%) e il governo ha proposto tre opzioni: il mantenimento dello status quo, l’abbassamento al 5% o la totale abolizione della soglia. Un cambiamento positivo invece è stato l’accesso ai sussidi per i partiti, per il quale è stata abbassata la soglia dal 7 al 3 % (in base al risultato elettorale). Le riforme toccano anche la legge sulla privacy e la libertà di manifestazione.

Punto scottante del pacchetto è invece la liberalizzazione del velo negli uffici pubblici, come già titolano molti quotidiani stranieri. La liberalizzazione però non si estende agli ufficiali della polizia, dell’esercito e tutti quei pubblici ufficiali per i quali esiste una divisa. Questa decisione, insieme a quella di non pronunciare più l’“andı” nelle scuole elementari – una sorta di ode alla “turchicità” recitato ogni giorno dagli alunni – è destinata a creare malumori tra le frange kemaliste, che ancora temono la minaccia ai valori fondanti della Repubblica e al patriottismo basato sugli stessi.

Se il pacchetto era tanto atteso, era anche perché era stato presentato come una  necessaria risposta alla richiesta del BDP (Partito per la Pace e la Democrazia) e del PKK (Partito dei Lavoratori Curdi) di presentare il piano del governo in termini di rispetto e diritti per le minoranze, in seguito alla dichiarazione dell’inizio del processo di pace tra il movimento ribelle curdo e lo stato turco e il ritiro parziale dei gruppi armati curdi dal territorio nazionale.

Erdoğan ha tuttavia affermato che il pacchetto non è stato frutto di trattative né di pressioni. Si aspettano adesso le reazioni della popolazione e dei partiti di opposizione a delle riforme che in qualche modo costituiscono un punto di rottura storico, non tanto per le poche liberalizzazioni in termini di diritti alle minoranze, ma dal punto di vista politico – se davvero si aprirà il dibattito sulla soglia di sbarramento – e sociale, a causa dei possibili conflitti con l’ideologia kemalista. Intanto, segnali positivi sono già giunti dall’Unione Europea, che ha fatto sapere di star aspettando la pubblicazione del testo integrale per un’analisi accurata.

Come riaprire Gezi Park


Fine settimana all’insegna dei lacrimogeni e degli scontri ad Istanbul. Dopo la manifestazione di sabato, il parco è stato riaperto al pubblico e chiuso poche ore dopo a causa dell’intervento della poilzia

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Dal giornale “Sol”

Dopo la manifestazione di sabato ad Istanbul, repressa dalla polizia con idranti e lacrimogeni, il parco è stato riaperto lunedì 8 Luglio e chiuso poche ore dopo a causa dell’intervento della polizia, che ha voluto disperdere gli attivisti che già stavano rientrando al parco e iniziando i loro forum di discussione.La polizia non si è fermata a Gezi, però, ed ha continuato fino a tarda sera a spargere lacrimogeni e proiettili di gomma contro manifestanti e passanti. Un lacrimogeno è stato lanciato anche vicino al giardino del Consolato Britannico a Istanbul. Un ragazzo di 17 anni è al momento in condizioni critiche, dopo essere stato colpito da un lacrimogeno.

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Dal giornale “Sol”

Circa 37 persone sarebbero state arrestate, tra cui anche rappresentanti della Piattaforma di Solidarietà Taksim e l’Associazione di Dottori Turchi.

Il governatore di Istanbul Husseyin Mutlu ha ribadito che non saranno permessi slogan, cartelloni e assemblamenti di attivisti all’interno del parco.

Parlando del parco che solo qualche mese fa si voleva demolire ha aggiunto: “questo parco è per i cittadini di Istanbul. Trasformarlo in un’area di protesta è una tortura per la società. I cittadini di Istanbul rivogliono il loro parco indietro”. Il parco è stato riaperto durante la notte e la Piattaforma di Solidiarietà Taksim ha già annunciato che vi si receranno oggi alle 19, per esercitare il loro “diritto di assemblamento pacifico senza necessità di autorizzazione così come previsto dall’Articolo 34 della costituzione turca.

Il bilancio che nessuno ci tiene a fare – le vittime di Gezi


Quasi 300 minorenni in custodia, 8,000 i feriti e 5 le vittime dichiarate degli scontri dello scorso mese in Turchia. Il sindaco di Ankara paventa l’idea di dedicare un parco a ciascuna vittima.

Isadora Bilancino - Giugno 2013 - Piazza Taksim, Istanbul

Isadora Bilancino – Giugno 2013 – Piazza Taksim, Istanbul

Turchia: Abdullah Cömert, ventidue anni, é morto colpito alla testa da un lacrimogeno. Ethem Sarısülük é deceduto a causa della ferita alla testa causata dall’arma da fuoco di un ufficiale della polizia. Mehmet Ayvalıtaş, 20 anni, é stato investito da una macchina durante le proteste, Zeynep Eryaşar é morta di un attacco al cuore dopo essere stata esposta ai gas lacrimogeni. L’ufficiale della polizia Mustafa Sarı ha perso la vita candendo da un ponte nella provincia di Adana.

60 degli 8000 feriti sono in condizioni gravi, 11 persone hanno perso un occhio, 103 persone hanno subito un trauma cranico.

Questo é il bilancio che emerge delle proteste dello scorso mese, stando a quanto riportato dal giornale turco Radikal. Molte sono state le occasioni di commemorazione per le vittime e negli ultimi giorni ci sono stati cortei e cori contro la liberazione del poliziotto che ha sparato a Ethem Sarısülük, dichiarato innocente in quanto mosso dalla necessita’ di legittima difesa.

Isadora Bilancino - Giugno 2013 - Gezi Park

Isadora Bilancino – Giugno 2013 – Gezi Park

Inoltre, l’associazione Gündem Çocuk ( Priorita Bambini) ha  pubblicato un rapporto secondo il quale sono 294 i minorenni presi in custodia durante le proteste e uno di loro é stato ferito da un proiettile.

Gezi resta Gezi. Respinto l’appello del Ministro della Cultura e del Turismo.


Respinto il ricorso del Ministero della Cultura e del Turismo, che aveva chiesto la revisione della decisione della Corte Amministrativa di Istanbul di sospendere i lavori di  demolizione del parco Gezi.

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Istanbul, Turchia: il tribunale di Istanbul ha respinto l’appello del Ministero della Cultura e del Turismo per  la revisione della decisione presa poche settimane fa riguardo all’incostituzionalità del progetto di demolizione del Parco Gezi e perciò la sua sospenzione. Tale decisone dovrà essere riconfermata tra due mesi in via definitiva.

Se le manifestazioni dello scorso mese non sono bastate a convincere il Primo Ministro Turco Recep Tayyip Erdogan a fare un passo in dietro su Gezi, in un modo o nell’altro hanno comunque raggiunto uno degli obiettivi. Molto probabilmente il parco rimarrà un parco.

Intanto Gezi è ancora chiuso al pubblico, nonostante la dichiarazione del 27 Maggio del governatore della Provincia di Istanbul Hüseyin Avni Mutlu, il quale aveva annunciato che il parco sarebbe stato riaperto a breve.

Diyarbakir – Istanbul


Dopo il Trans Pride della scorsa settimana, a Istiklal sono tornate le bandiere ed i cori. Il BDP (Partito della Pace e della Democrazia) ha marciato con il corteo, composto da circa 10.000 persone

Istikal oggi ha accolto di nuovo un corteo, questa volta un segno di protesta contro le violenze della polizia contro una manifestazione che ha avuto luogo a Lice (località dell’est del paese vicino a Diyarbakir) venerdì, contro la costruzione di una postazione militare nella cittadina. Durante gli scontri con la polizia è stato ucciso un ragazzo diciottenne e molte altre persone sono state ferite.

La situazione potrebbe portare ad ulteriori tensioni. Il governo ha infatti recentemente iniziato il processo di pace con il PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan), riconosciuto come gruppo terrorista. A seguito della dichiarazione di iniziazzione del processo di pace, le truppe dei ribelli curdi hanno iniziato la ritirata, spostandosi in territorio iracheno.

Istanbul: A distanza di una settimana, i manifestanti rientrano in piazza


Ieri in Piazza Taksim qualche migliaia di persone si sono radunate per commemorare le vittime delle proteste delle ultime settimane.  Garofani sono stati raccolti in Piazza attorno alle foto dei deceduti.

Dopo circa un’ora di raggruppamento pacifico, i manifestanti sono stati di nuovo attaccati con idranti e lacrimogeni e sgomberati dalla polizia, a Istanbul come ad Ankara, dove anche un giornalista straniero è stato colpito dagli idranti durante un servizio.

Per oggi a Istanbul è previsto il Trans Pride, che pur senza aver avuto l’autorizzazione quest’anno, sfilerà da Istiklal verso Taksim, mentre a Kadikoy, nella parte Europea, si celebra il ventesimo anniversario dei tristi eventi di Sivas, cittadina dell’Anatolia Centrale, dove nel 1993  35 persone sono state uccise durante un festival culturale della minoranza alevita.

A Istanbul come in tutta la Turchia il clima continua ad essere molto teso.

A seguito delle pressioni del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, I servizi segreti turchi MİT hanno iniziato le investigazioni sulla presunta influenza estera e delle lobby  finanziare nell’organizzazione delle proteste in Turchia.

Il Primo Ministro ha anche dichiarato che la protesta costituisce un tentativo di sabotaggio per il processo di pace con il PKK, Partito dei Lavoratori Curdi, riconosciuto, associazione terroristica dall’Unione Europea e gli stati uniti.

Erdogan, nei suoi discorsi pubblici, fa sempre più frequente riferimento alla religione, sottolineando i comportamenti immorali dei manifestanti, ripetendo che entrano con le scarpe e bevono alcol nelle moschee. Ciò che preoccupa è l’apparente volontà del primo ministro di creare un clima di tensione e antagonismo nel paese basato sul credo religioso.

Da Sabato scorso, quando Gezi Park e Taksim sono stati sgomberati dalla polizia, circa 35 parchi della città di Istanbul sono divenuti teatri di forum e dibattiti, mentre ovunque nella città gruppi di persone provenienti da diversi settori si stanno formando spontaneamente per discutere di come procedere con il dissenso pacifico.

Continuano le proteste silenziose dei Duran Adamlar


Prosegue la protesta silenziosa e immobile dei #duranAdamlar, uomini immobili (e #durankadınlar, le donne immobili). A Taksim, a Beşitaş, davanti al Palazzo di Giustizia, al toro di Kadıköy (statua principale del distretto asiatico), davanti alla stazione di Haydarpaşa: ormai in ogni punto cruciale della citta’ ci sono persone immobili in segno di protesta contro le violenze subite durante le scorse settimane e contro l’atteggiamento intransigente e la retorica del terrore del Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdoğan.

20130620-145927.jpgTutto ha avuto inizio il 17 Giugno, quando Erdem Gündüz, ballerino e coreografo turco, ha inaugurato una nuova forma di protesta. Si é fermato inPiazza Taksim rivolto verso il Centro Culturale Ataturk (AKM) ed è rimasto immobile per ore, fino a tarda notte.

Ieri, un gruppo di otto persone si sono messe in piedi immobili davanti alle persone immobili in Piazza Taksim, dando le spalle all’AKM. Portavano delle magliette bianche con su scritto “uomini immobili contro uomini immobili”. Le barbe dei ragazzi tolgono ogni dubbio riguardo alle loro preferenze religiose.

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Intanto la polizia che presidia Piazza Taksim é stata fornita di libri e ieri sedeva all’ombra di un albero leggendo. Nel frattempo in tutta la citta’ gruppi di artisti e attivisti si stanno formando spontaneamente, creando forum di dibattiti per parlare di cio’ che il paese ha vissuto nelle ultime settimane e capire come puo’ evolversi.

Ahmet, uno scultore emergente di 30 anni mi spiega: “Quello che é successo a Gezi Park non deve essere dimenticato. Abbiamo imparato molto: conosciamo meglio il nostro governo, le sue reazioni, ma anche la nostra forza. Adesso sappiamo di essere in molti a sentire le stesse necessita’. Spero che riusciremo a costruire qualcosa di nuovo da questa esperienza, passando dalla protesta a qualcosa di piu’ concreto ed efficacie.

12 Giugno- Risveglio dalla notte dei fuochi


La polizia torna a Piazza Taksim


 Pubblicato da ISPI online: 

Questa mattina Istanbul si é svegliata con il suono delle sirene. A partire dalle 6 di stamattina, la polizia ha iniziato ad abbattere le barricate intorno a Taksim fino a raggiungere la piazza. Ufficialmente, hanno raggiunto Piazza Taksim con l’intento di rimuovere le bandiere e gli striscioni dai monumenti e i palazzi. Cio’ nonostante, seguendo la cronologia proposta dal giornale Radikal, una camionetta della polizia non ha tardato ad arrivare, per usare gli idranti contro un gruppetto di manifestanti e lanciare lacrimogeni verso il parco.

La situazione ha rischiato di degenerare quando verso le 10 un paio di individui hanno iniziato a lanciare molotof verso la polizia (le prime molotof in due settimane). Sono giunte presto le comunicazioni della Piattaforma di Solidarieta’ Istanbul che ha preso le distanze dalle azioni di violenza di singoli individui.

Il dubbio che questi agitatori non fossero normali manifestanti é iniziato a circolare poco dopo, sui Social Media e su alcuni giornali. Foto e video sono stati analizzati in dettaglio e alcuni dei provocatori sembravano possedere armi.

Un’altra curiosa coincidenza, secondo gli attivisti, il fatto che tutti i canali di informazione nazionali, completamente silenziosi riguardo alle proteste per i primi cinque giorni e piuttosto pigri anche in seguito, oggi erano pronti fin dalle prime ore della mattina per riprendere le scene.

Durante la mattinata, l’area intorno al parco é stata bombardata da lacrimogeni, spingendo alcuni dei gruppi al suo interno ad uscire in Piazza, dove hanno formato piccoli cortei e  cordoni umani  pacifici. La situazione rimane tesa e si attendono sviluppi nel corso della giornata.

 

Le richieste del movimento di Taksim


Richiesta della Piattaforma Taksim Solidarity:

Al Governo e ai cittadini della Repubblica Turca

Nel paese, e in particolar modo a Istanbul – Taksim, i cittadini stanno dimostrando la loro reazione democratica alla violenza della polizia, permessa dal governo, come una risposta alla sensibilita’ sociale di opposizione al tentativo di demolire Taksim Gezi Park alle 10 di sera del 27 Maggio 2013.

Inanzitutto, condividiamo il dolore delle famiglia di Abdullah Comert e Mehmet Ayvalitas, che hanno perso le loro vite e vogliamo porgere i nostri piu’ cari auguri di pronta guarigione a tutti quei cittadini che sono rimasti feriti, che raggiungono il migliaio.

Sfortunatamente, il governo continua a seguire politiche di violenza, oppressione e proibizione, nonostante le proteste siano pacifiche e diano voce democraticamente alle proprie richieste, che sono richieste legittime di una democrazia e nel rispetto dei diritti umani. Ci teniamo a rendere chiaro che stiamo facendo del nostro meglio per raggiungere un clima sociale dove non ci sia neanche un cittadino con il naso insanguinato, dove le tensioni si affievoliscono e una domanda puramente democratica puo’ così essere espressa.
In quanto Piattaforma Taksim Solidarity, ci aspettiamo che il governo prenda decisioni concrete per soddisfare prontamente le nostre richieste qui sotto elencate:

Chiediamo che:
• Taksim Gezi Park non sia toccato, né per il progetto  Artillery Barracks né altri progetti,
• ufficiale dichiarazione di cancellazione dell’attuale progetto
• il tentativo di demolizione del Centro Culturale Ataturk sia fermato,
• si dimettano i responsabili delle migliaia di persone ferite e le due persone morte, dai Governatori di Provincia ai Generali della Polizia di Istanbul, Ankara e Hatay, a coloro che hanno dato l’ordine e messo in pratica repressione violenta,
• la proibizione dell’uso bombe lacrimogeni e altri materiali pericolosi,
• il rilascio dei cittadini arrestati in tutto il paese a causa delle proteste e una dichiarazione ufficiale che non ci saranno investigazioni nel loro merito
• partendo da Piazza Taksim e Kizilay, che i divieti sugli incontri e manifestazioni o il blocco dell’accesso alle piazze sia abolito
• che siano rimosse le barriere poste alla liberta’ di espressione.

Inoltre, crediamo the il contenuto, lo spirito, le aspettative e le domande del movimento che ha raggiunto le piazze, i viali, le strade e tutti i luoghi pubblici del nostro paese a partire dal 27 Maggio 2013 dovrebbe essere riconosciuto dalle autorità. Definire ciò che è successo come “marginalità” significa ignorare la natura degli eventi.

Il concetto di potere contestato dalla reazione del pubblico in occasione degli eventi correlati a Gezi Park è quello sentito  dai cittadini come una “incursione nello stile di vita”. A questo tipo di potere, la risposta di tutti gli uomini, le donne, i giovani e gli anziani che sono scesi in piazza è stato “esistiamo, siamo qua e abbiamo delle richeste”.
Vorremmo informare il governo che il contenuto di questa crescente reazione consiste di:
• opposizione al danneggio del nostro patrimonio ecologico, con progetti e pratiche quali quello del terzo ponte sul bosforo, il terzo areoporto di Istanbul, Canale di Istanbul, la demolizione della Foresta di Ataturk, HES (Hydroelectric Power Plants) e la bozza di legge sulla Protezione della Natura e Biodiversità
• opposizione alle politiche estere belligeristiche nel nostro paese e nel contesto regionale e la nostra domanda per pace nella zona del Medio Oriente e Asia Centrale
• sensbilità per i nostri cittadini aleviti,
• supporto per le giuste richieste delle vittime della trasformazione urbana
• disregardo per la politiche di equalità tra i sessi
• resistenza contro l’oppressione delle Università, le corti e gli artisti
• la richiesta dei lavoratori  in difesa dei loro diritti, in particolare quelli dei dipendenti della compagnia aerea nazionale Turkish Airlines,
• lotta contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale e identità di genere
• la richiesta di rimuovere le barriere tra i cittadini e il loro diritto all’educazione e servizio sanitario

TAKSIM SOLIDARITY