Le elezioni in Kenya: kenioti tra due giorni alle urne.


Gli ultimi comizi elettorali. Uhuru Kenyatta, attuale viceo primo ministro, al parco Uhuru, Raila Odinga, allo stadio Nyayo a circa due kilometri di distanza. Si rivolgono ad i rispettivi elettori. Sono i due candidati più forti, che sperano di sostituire l’attuale Presidente Kibaki.

Molti sono ad essere preoccupati per le elezioni che si svolgeranno il 4 Marzo in Kenya. Alle ultime elezioni, nel 2007, avevano seguito manifestazioni, soppresse nel sangue, da cui poi si erano scatenati episodi di violenza a catena. Ad Aprile, quando grazie all’intervento di Kofi Annan (ex Segretario Generale delle Nazioni Unite) le due forze politiche che si contendevano la vittoria sono riuscite a giungere ad un  governo di coalizione, si contavano 1.500 vittime e circa 500.000 dispersi. In inglese vengono chiamati IDPs (Internally Displaced Persons), persone che sono rifugiate nel loro stesso paese.

Uno dei candidati, Uhuru Kenyatta, è attualmente sotto processo alla Corte Internazionale, accusato di essere implicato nell’organizzazione delle violenze delle scorse elezioni.

Ad ogni modo, le paure in vista delle elezioni, sono affievolite dalla consapevolezza che saranno le prime a svolgersi sotto la nuova costituzione, adottata nel 2010. Secondo quest’ultima, per essere dichiarato vincitore il candidato dovrà assicurarsi il 50% dei voti. Perciò senza una maggioranza assoluta, si andrà al ballottaggio ad Aprile. Quest’anno, a favore della pace, c’è stato anche la tecnologia, che dovrebbe aiutare il processo di spoglio e monitorare i votanti. Gli elettori infatti sono stati registrati con un sistema compiuterizzato, con tanto di impronte digitali, e possono votare solo nel loro seggio di iscrizione.

Io sto dalla parte dei Kenyoti che voteranno per la pace


  ( Voglio pace )

 

  ( Change we Need)

Meno di due mesi alle prossime elezioni in Kenya.

Violenze in Kenya a meno di sei mesi dalle elezioni


Non credo sia intenzione dei media cercare di scrivere la profezia che si autoavvera, ma le violenze dell’ultimo mese in Kenya preoccupano davvero molti analisti.

Il paese è stato scosso da un’ondata di violenze subito dopo le scorse elezioni, avvenute nel dicembre 2007. Sono inzialmente scaturite dalla contestazione dei risultati delle urne, che davano per vincitore Mwai Kibaki, in politica dagli anni ’60. Parte degli elettori hanno dichiarato i risultati falsi e frutto di frode. Hanno inizialmente afferrato ramoscelli di albero in segno di pace e sono scesi in piazza, chiedendo che fosse riconosciuto il candidato dell’opposizione come vincitore, Raila Odinga. La repressione delle forze dell’ordine è stata dura ed ha dato inizio ad i primi scontri violenti, che sono poi degenerati con il passare del tempo in massacri tra etnie.

Nairobi – Isadora Bilancino

 

La classe politica sembrava incapace di reagire, Kofi Annan è arrivato in visita incitando al dialogo. Ad Aprile i due leader sono finalmente giunti ad un accordo ed hanno deciso di co-governare. Kibaki alla presidenza della Repubblica e Odinga come primo ministro.

Le vittime sono state 1500 e tra le 300.000 e 500.000 persone sono diventati rifugiati nel proprio paese. In inglese e qua in Kenya, li chiamano IDPs (Internally Displaced Persons). Ad oggi, molti di loro vivono in campi costruiti dallo stato, da ONG e da donatori esteri. Alcuni fortunati sono riusciti a tornare a casa.

Lo scorso, alcuni preoccupanti scontri si sono verificati in diverse parti del paese. Un

Mombasa – Isadora Bilancino

focolaio di tensioni si trova a Mombasa, che è vittima da mesi di esplosioni in luoghi di culto e dove lo scorso mese delle manifestazioni sono state concluse contando quattro vittime. Le proteste di fine Agosto sono state una risposta all’uccisione del leader religioso musulmano Aboud Rogo Mohammed ad opera di sconosciuti. Lo stesso giorno una chiesa è stata presa d’assalto.

Gli scontri più preoccupanti e sanguinosi sono avvenuti in una zona isolata del Kenya, vicino al fiume Tana, dove convivono due etnie: i Pokomo, principalmente agricolotri, e i Orma, principalmente pastori. Come sempre nel paese, durante la stagione secca le risorse naturali scarseggiano e la contesa di acqua e terre fertili è molto comune.

In questa zona, le ultime violenze si erano registrate nel 2001, nel corso del quale le vittime sono state circa 100. Purtroppo, in un solo mese quest’anno questo numero è stato già raggiunto. Nella notte del 22 Agosto un gruppo di persone armate hanno attaccato un villaggio Orma e fatto strage: circa 53 vittime, tra molte donne e bambini. La notizia è uscita a malapena sui media nazionali, mentre aveva già suscitato terrore in alcuni media internazionali. Qualche polizziotto è stato mandato sul luogo ed è stato imposto il coprifuoco. Ciò nonostante, il 10 settembre un altro attacco da parte di un gruppo ancora più numeroso, ha lasciato più di 30 vittime (i numeri sono difficili da contare, poichè alcuni dei corpi non sono stati ritrovati). Stavolta l’assalto è stato più sistematico, con il gruppo diviso in squadre con diversi compiti. Anche stavolta donne e bambini non sono stati risparmiati. Una volta terminato, gli assalitori hanno bruciato quasi tutto il villaggio.

Putroppo queste violenze sembrano poter essere collegate a delle dinamiche politiche, o per lo meno, sembrano non poter essere riconducibili ad una mera vendetta tra etnie, data l’organizzazione e il numero dei componenti della banda. Alcune fonti paventano la possibilità di un coinvolgimento anche di interessi privati: essendo la zona molto fertile, già molte imprese straniere ne stanno sfruttando le risorse e riuscire a sgomberare il terreno potrebbe far comodo per estendere le piantagioni di biocarburante.

Cosa succederà nel paese quando, il prossimo Marzo, si terranno le prime elezioni politiche dopo la sconvolgente esprienza del 2007? Sono in molti a chiederselo. Nel paese, purtroppo, pochi a fare qualcosa per cercare di prevederlo.