La bandiera che non si può toccare, le vittime che non meritano scuse


bandiera turca

La bandiera turca

Tace il mio blog, ma non sono mai taciute in realtà le proteste in Turchia. Per tutti questi mesi, a partire dallo scoppio delle proteste del movimento di Gezi nel Maggio 2013,  quasi ogni mese c’è stato almeno un pretesto per assistere all’ormai ripetitivo teatrino della polizia e dei manifestanti per le strade.

La partecipazione alle proteste è molto cambiata. Non sono più manifestazioni generali, che includono trasversalmente molti profili sociali diversi. Tante persone ormai manifestano il loro dissenso da casa, condividendo articoli, intavolando forum e discussioni, partecipando a cortei locali con richieste precise. Altri invece continuano a prendere parte alle proteste annunciate sui social media, alcune delle quali sono le classiche di ogni anno (vedesi es. quella del 1°Maggio), altre invece stimolate dagli eventi (come la tragedia di Soma e la contestata gestione della crisi da parte del governo).

Non cambia invece la modalità di reazione delle forze dell’ordine, che vede soltanto la novità delle bombe acustiche. Non cambiano neanche i metodi repressivi verso la libertà di informazione, con l’episodio del giornalista della CNN International interpellato dalla polizia e sollecitato minacciosamente di fornire i documenti mentre stava svolgendo un servizio in diretta.

Ormai Istanbul sembra una città sotto assedio, con camionette della polizia pronte ad intervenire ad ogni angolo.

Negli ultimi giorni, tristemente le notizie si sono spostate altrove: a Lice, località nella provincia di Diyarbakir,  già scenario di proteste questa estate a causa della costruzione di una nuova caserma delle forze dell’ordine, alla quale i cittadini del luogo sono contrari. Le proteste contro la caserma erano iniziate di nuovo in queste ultime settimane. Secondo l’Hurriyet Daily News, i manifestanti stavano bloccando l’accesso all’autostrada quando la polizia ha aperto il fuoco. I proiettili questa volta erano veri e le vittime sono state due, Ramazan Baran, 26 anni, e Baki Akdemir di 50 anni. A questo lutto ha seguito una reazione a catena in diverse città del paese, con scontri piuttosto accesi con la polizia nei quartieri a maggioranza abitati da curdi nella zona di Gazi e Okmeydan.

In tutta risposta, mentre si svolgeva il funerale di una delle vittime con seguente scontro con la polizia, un individuo con il viso coperto è salito sul palo della bandiera turca della base aerea militare nella città di Diyarbakir e l’ha tirata giu’. L’atto è stato condannato veementemente a gran voce dalle forze della maggioranza e dell’opposizione, seguiti dalle voci di molti cittadini sui social media. Ciliegina sulla torta le parole del premier Recep Tayyıp Erdoğan, che ha commentato che se anche fosse un bambino, l’uomo mascherato dovrà pagare per quello che ha fatto. Questa sera, manifestazioni per il sostegno “alla bandiera” si sono tenute a Istanbul.

 

Licenziata Yasemin Taskin, corrispondente per Sabah dall’Italia


E’ stata licenziata il giorno stesso della pubblicazione su Repubblica dell’intervista del marito Marco Ansaldo  con il leader religioso Fetullah Gulen.

Racconta alla Repubblica “Mi era già successo un’altra volta, tanti anni fa, nel ’98”, quando suo marito aveva intervistato Abdullah Ocalan, leader del PKK.

L’intervista di Ansaldo con Gulen, pubblicata lo scorso venerdì 28 Marzo, riportava rivelazioni piuttosto intense del capo religioso, nonchè osservazioni quantomai calzanti riguardo alla polarizzazione della società turca e il conseguente rischio per la democrazia. Per leggere l’intervista integrale: http://www.repubblica.it/esteri/2014/03/28/news/erdogan_parla_di_golpe_per_sfuggire_alla_giustizia_la_turchia_in_pericolo-82107139/?ref=HREC1-11

Yasemin Taskin, giornalista turca moglie di Marco Ansaldo, fino allo scorso venerdì era corrispondente dall’italia per il giornale Sabah (“Mattino”). La sua intevista integrale per Repubblica potete trovarla qui. 

 

Retroscena

Fetullah Gulen, di origini turche, è il leader religioso dell’Islam più influente al mondo, che dal suo autoesilio negli Stati Uniti coordina una rete di scuole private sparse in ogni continente e vari organi mediatici.

In questo momento, per il partito di governo AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), Fetullah Gulen rappresenta una minaccia, da quando il leader ha deciso di ritirare il suo sostegno al governo, in seguito agli scontri di Gezi. A dicembre il contrasto tra AKP e Gulen è uscito a galla, con l’apertura di un mega processo tangentopoli durante il quale molti ufficiali del corpo della polizia turca sono stati licenziati,  e alcuni ministri perchè accusati di corruzione.

 

 

Dall’Europa all’Asia in 4 minuti


erdoğan-marmaryÉ stato inaugurato ieri 29 Ottobre il tunnel sottomarino che collega Asia e Europa sullo stretto del Bosforo a Istanbul in quattro minuti. L’inaugurazione è avvenuta in occasione della festa della Repubblica di Turchia, che ha celebrato il suo 90esimo anniversario. In prima fila sul primo vagone il premier turco Recep Tayyip Erdoğan e dal presidente Abdullah Gül, accompagnati dal primo minostro giapponese Shinzo Abe, quello rumeno Victor Ponta e il presidente somalo Sheikh Mahmud.

Per la città, manifesti raffiguranti Erdoğan che dichiara che finalmente il sogno è diventato realtà. Non solo un grande progetto finalmente portato al termine quindi, ma un successo del governo, un evento di portata mondiale, secondo a quanto dichiarato dal Primo Ministro Turco. Il tunnel sottomarino, il più profondo del mondo, lungo 1,4 chilometri e che permette di raggiungere l’Asia dall’Europa in soli 4 minuti, è parte di un progetto di rete ferroviaria lunga più di 50 chilometri.

Il Marmaray però ha già subito dei problemi tecnici oggi, quando a causa di un salto dell’elettricità, sono stati sospesi i primi viaggi sotto il mare, annunciati tanto fieremente gratuiti per 15 giorni dal Primo Ministro. L’Ordine degli Architetti e Ingegneri (TMMOB) di Istanbul aveva già avverito ieri sui rischi di un tunnel ancora non sicuro al 100% e criticando l’inappropriatezza del progetto in una zona ad alto rischio sismico.

il percorso di Marmaray, dall’Europa all’Asia

Turchia: lanciato il pacchetto “democratizzatore”


Il tanto atteso pacchetto di riforme rimandato nell’ultimo mese è stato finalmente presentato oggi dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan.

Un preambolo ampio e ripetitivo, molti ringraziamenti a figure politiche del passato, omaggi ai “martiri” della guerra al terrorismo e poche frasi, succinte e dirette, sulle riforme. Il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan, durante la presentazione del tanto attesto “pacchetto democratizzazione”, si è impegnato per celebrare i suoi 11 anni di operato ed elogiare gli obiettivi raggiunti e gli ostacoli superati. Dopo aver ripetuto insistentemente la funzione iniziativa del pacchetto, sottolineando l’impossibilità di soddisfare in una sola volta tutte le richieste, ha precisato che questo è solo l’inizio, “il primo passo” verso una Turchia delle libertà e democratica.

A seguito del lungo preambolo, sono stati chiariti i punti centrali del pacchetto. È stata annunciata la legalizzazione dell’insegnamento in lingue diverse dal turco presso le scuole private. In tema di lingua, la novità più sorprendente è la libertà di utilizzo di altre lingue diverse dal turco per la comunicazione politica e le campagne elettorali, purché affiancante la lingua ufficiale del paese e non certo al suo posto. È stata poi annunciata l’apertura alle tre lettere fino ad ora non permesse nell’alfabeto turco, perché appartenenti alla lingua curda (Q, X e W) e i nomi delle località curde potranno finalmente essere scritti e utilizzati ufficialmente.

Tra le altre misure rivolte alle minoranze, sono state menzionate anche il cambiamento del nome di un’università in omaggio a un famoso personaggio armeno, la restituzione del monastero Mor Gabriel ad un’associazione di siriaci e l’istituzione di centri di cultura e lingua Rom. Inoltre, saranno inasprite le pene per coloro che sono accusati di incitare all’odio e alla discriminazione.

Per quanto riguarda il sistema elettorale, molto discusso a seguito delle proteste di Gezi Park, è stato ufficialmente aperto il dibattito riguardo alla soglia di sbarramento (attualmente al 10%) e il governo ha proposto tre opzioni: il mantenimento dello status quo, l’abbassamento al 5% o la totale abolizione della soglia. Un cambiamento positivo invece è stato l’accesso ai sussidi per i partiti, per il quale è stata abbassata la soglia dal 7 al 3 % (in base al risultato elettorale). Le riforme toccano anche la legge sulla privacy e la libertà di manifestazione.

Punto scottante del pacchetto è invece la liberalizzazione del velo negli uffici pubblici, come già titolano molti quotidiani stranieri. La liberalizzazione però non si estende agli ufficiali della polizia, dell’esercito e tutti quei pubblici ufficiali per i quali esiste una divisa. Questa decisione, insieme a quella di non pronunciare più l’“andı” nelle scuole elementari – una sorta di ode alla “turchicità” recitato ogni giorno dagli alunni – è destinata a creare malumori tra le frange kemaliste, che ancora temono la minaccia ai valori fondanti della Repubblica e al patriottismo basato sugli stessi.

Se il pacchetto era tanto atteso, era anche perché era stato presentato come una  necessaria risposta alla richiesta del BDP (Partito per la Pace e la Democrazia) e del PKK (Partito dei Lavoratori Curdi) di presentare il piano del governo in termini di rispetto e diritti per le minoranze, in seguito alla dichiarazione dell’inizio del processo di pace tra il movimento ribelle curdo e lo stato turco e il ritiro parziale dei gruppi armati curdi dal territorio nazionale.

Erdoğan ha tuttavia affermato che il pacchetto non è stato frutto di trattative né di pressioni. Si aspettano adesso le reazioni della popolazione e dei partiti di opposizione a delle riforme che in qualche modo costituiscono un punto di rottura storico, non tanto per le poche liberalizzazioni in termini di diritti alle minoranze, ma dal punto di vista politico – se davvero si aprirà il dibattito sulla soglia di sbarramento – e sociale, a causa dei possibili conflitti con l’ideologia kemalista. Intanto, segnali positivi sono già giunti dall’Unione Europea, che ha fatto sapere di star aspettando la pubblicazione del testo integrale per un’analisi accurata.

Proseguono gli arresti collerrelati a Gezi Park


Sono iniziate le operazioni della polizia verso circa 100 differenti indirizzi per arrestare i sostenitori del movimento Gezi. Al momento, secondo fonti giornalistiche turche, gli arrestati sarebbero 30.

Sono iniziate oggi alle prime luci dell’alba le operazioni definite di contro-terrorismo in Turchia, ad opera di squadre speciali della polizia, che hanno e stanno ancora perquisendo edifici di associazioni, dormitori studenteschi e abitazioni private.  I ricercati sarebbero accusati di atteggiamenti violenti contro esercenti privati e polizia durante le proteste.

Al momento gli arrestati a seguito delle operazioni sarebbero trenta, tra questi anche alcuni rappresentanti del Sindacato dei Giovani Turchi(TGB), per la maggior parte studenti universitari. Il giornale Hurriyet ha riportato che ci sarebbero anche degli studenti di liceo tra coloro in stato di arresto.

Il bilancio che nessuno ci tiene a fare – le vittime di Gezi


Quasi 300 minorenni in custodia, 8,000 i feriti e 5 le vittime dichiarate degli scontri dello scorso mese in Turchia. Il sindaco di Ankara paventa l’idea di dedicare un parco a ciascuna vittima.

Isadora Bilancino - Giugno 2013 - Piazza Taksim, Istanbul

Isadora Bilancino – Giugno 2013 – Piazza Taksim, Istanbul

Turchia: Abdullah Cömert, ventidue anni, é morto colpito alla testa da un lacrimogeno. Ethem Sarısülük é deceduto a causa della ferita alla testa causata dall’arma da fuoco di un ufficiale della polizia. Mehmet Ayvalıtaş, 20 anni, é stato investito da una macchina durante le proteste, Zeynep Eryaşar é morta di un attacco al cuore dopo essere stata esposta ai gas lacrimogeni. L’ufficiale della polizia Mustafa Sarı ha perso la vita candendo da un ponte nella provincia di Adana.

60 degli 8000 feriti sono in condizioni gravi, 11 persone hanno perso un occhio, 103 persone hanno subito un trauma cranico.

Questo é il bilancio che emerge delle proteste dello scorso mese, stando a quanto riportato dal giornale turco Radikal. Molte sono state le occasioni di commemorazione per le vittime e negli ultimi giorni ci sono stati cortei e cori contro la liberazione del poliziotto che ha sparato a Ethem Sarısülük, dichiarato innocente in quanto mosso dalla necessita’ di legittima difesa.

Isadora Bilancino - Giugno 2013 - Gezi Park

Isadora Bilancino – Giugno 2013 – Gezi Park

Inoltre, l’associazione Gündem Çocuk ( Priorita Bambini) ha  pubblicato un rapporto secondo il quale sono 294 i minorenni presi in custodia durante le proteste e uno di loro é stato ferito da un proiettile.

Gezi resta Gezi. Respinto l’appello del Ministro della Cultura e del Turismo.


Respinto il ricorso del Ministero della Cultura e del Turismo, che aveva chiesto la revisione della decisione della Corte Amministrativa di Istanbul di sospendere i lavori di  demolizione del parco Gezi.

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Istanbul, Turchia: il tribunale di Istanbul ha respinto l’appello del Ministero della Cultura e del Turismo per  la revisione della decisione presa poche settimane fa riguardo all’incostituzionalità del progetto di demolizione del Parco Gezi e perciò la sua sospenzione. Tale decisone dovrà essere riconfermata tra due mesi in via definitiva.

Se le manifestazioni dello scorso mese non sono bastate a convincere il Primo Ministro Turco Recep Tayyip Erdogan a fare un passo in dietro su Gezi, in un modo o nell’altro hanno comunque raggiunto uno degli obiettivi. Molto probabilmente il parco rimarrà un parco.

Intanto Gezi è ancora chiuso al pubblico, nonostante la dichiarazione del 27 Maggio del governatore della Provincia di Istanbul Hüseyin Avni Mutlu, il quale aveva annunciato che il parco sarebbe stato riaperto a breve.

Nerdesin Aşkım – Dove sei amore


Istanbul – giorno 7 – 3 Giugno


Settima giornata di occupazione pacifica al Gezi Park di Istanbul. Oggi la Piattaforma Solidarietà di Taksim, piattaforma che ha dato inizio all’occupazione del parco una settimana fa, ha pronunciato le sue richieste, dichiarando che l’occupazione del parco, e solo del parco, continuerà finché non saranno ritirate le forse dell’ordine da tutta la città e tutto il paese, rilasciate tutte le persone che sono state arrestate ingiustamente in questi giorni. IL movimento richiede inoltre le dimissioni del responsabili delle violenze delle forze dell’ordine e il ritiro del progetto di Gezi Park e di tutti gli altri progetti che sono stati decisi senza il consenso dei cittadini.

Durante la notte del 2 di Giugno ci sono stati episodi di vandalismo, ancora difficile da capire se da attribuire ad una frangia dei manifestanti o a dei provocatori esterni. La tendenza generale della protesta rimane quella di un sit-in pacifico.

Ieri notte, dopo una giornata di occupazione pacifica di Gezi Park e Taksim, sono ripresi gli scontri nel quartiere di Besiktas, roccaforte del gruppo dell’omonima squadra di calcio Carsi, rinomatamente tra le frange più inquiete del corteo di piazza Taksim. Gli scontri hanno avuto inizio quando i manifestanti si sono avvicinati agli uffici della Presidenza del Consiglio ad Istanbul. A partire dalle 20,30, la polizia ha continuato a tirare lacrimogeni e usare idranti contro alcuni provocatori accaniti fino alle sei di sera. Gli scontri sono avvenuti anche corpo a corpo. Lacrimogeni sono stati sparati all’interno di abitazioni private ed il quartiere si è riempito di barricate, anche grazie al contributo degli abitanti del quartiere, che hanno gettato mobili vecchi dalle finestre. Incredibile l’altruismo dei cittadini turchi, che hanno aperto le porte ai manifestanti feriti.

La polizia ha tirato lacrimogeni anche all’interno dell’Università di Bahcesehir, dove si erano rifugiati alcuni passanti e manifestanti.

Questa mattina, alcune fonti sostengono che la principale compagnia telefonica turca, TURKCELL, abbia ricevuto pressioni politiche da parte del governo per sospendere le sue linee telefonica.

Oggi nel primo pomeriggio c’è stata una protesta sotto gli studi di una delle principali televisioni nazionali NTV, accusata di non offrire giusta copertura agli eventi degli ultimi giorni. Il canale si è ufficialmente scusato e ha trasmesso in onda le immagini della protesta sotto i propri uffici.

Il primo ministro turco, Recep Tayyip Erdogan, continua intanto a rilasciare dichiarazioni ambigue sul progetto del parco. L’ultima ipotesi sarebbe quella di costruirvi un museo della città e una moschea.

Infelicemente ha deciso anche di confermare la demolizione del Centro Culturale Ataturk, altro simbolo importante per i nazionalisti turchi, per una ricostruzione successiva dello stesso.

I toni del suo intervento di oggi sul canale nazionale di Sky Turk sono stati leggermente provocatori. Durante il suo intervento, ha rimarcato la distinzione tra “noi”, “voi” e un “loro” indistinto. I manifestanti, già definiti saccheggiatori, sono additati come sostenitori del partito di opposizione CHP, il quale è stato accusato di strumentalizzazione della protesta.

Erdogan ha anche detto, con un tono che è sembrato quasi una minaccia, di “sforzarsi per far rimanere in casa quel 50% della popolazione che è dalla sua parte”.

Il primo Ministro è partito oggi per l’Africa del Nord, è apparso risoluto come al solito, ma un pò piu intimorito.

Il Presidente della Repubblica Gul è finalmente intervenuto, con toni molto diversi da Erdogan, parlando di democrazia e di diritto a opporsi ed esprimere opinioni contrastanti.

Intanto si sparge la voce di gruppi provocatori all’interno della manifestazione, provenienti da diverse fazioni politiche. In una città con circa 15 milioni di abitanti, è il minimo che ci si potrebbe aspettare, e anzi sorprende che ancora la situazione non sia degenerata.

 

Istanbul 2 Giugno