Dall’Europa all’Asia in 4 minuti


erdoğan-marmaryÉ stato inaugurato ieri 29 Ottobre il tunnel sottomarino che collega Asia e Europa sullo stretto del Bosforo a Istanbul in quattro minuti. L’inaugurazione è avvenuta in occasione della festa della Repubblica di Turchia, che ha celebrato il suo 90esimo anniversario. In prima fila sul primo vagone il premier turco Recep Tayyip Erdoğan e dal presidente Abdullah Gül, accompagnati dal primo minostro giapponese Shinzo Abe, quello rumeno Victor Ponta e il presidente somalo Sheikh Mahmud.

Per la città, manifesti raffiguranti Erdoğan che dichiara che finalmente il sogno è diventato realtà. Non solo un grande progetto finalmente portato al termine quindi, ma un successo del governo, un evento di portata mondiale, secondo a quanto dichiarato dal Primo Ministro Turco. Il tunnel sottomarino, il più profondo del mondo, lungo 1,4 chilometri e che permette di raggiungere l’Asia dall’Europa in soli 4 minuti, è parte di un progetto di rete ferroviaria lunga più di 50 chilometri.

Il Marmaray però ha già subito dei problemi tecnici oggi, quando a causa di un salto dell’elettricità, sono stati sospesi i primi viaggi sotto il mare, annunciati tanto fieremente gratuiti per 15 giorni dal Primo Ministro. L’Ordine degli Architetti e Ingegneri (TMMOB) di Istanbul aveva già avverito ieri sui rischi di un tunnel ancora non sicuro al 100% e criticando l’inappropriatezza del progetto in una zona ad alto rischio sismico.

il percorso di Marmaray, dall’Europa all’Asia

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Il gioco dell’acqua


Piattaforma Solidarietà Taksim chiama i manifestanti a Taksim. Tornano i “toma” con gli idranti in Istiklal

Ieri sera è stata repressa con i metodi già ben noti la manifestazioneh annunciata dalla Piattaforma Solidarietà Taksim, per celebrare la decisione del Tribunale di Istanbul, che ha dichiarato l’annullamento del Progetto di Piazza Taksim voluto dall’amministrazione del partito di maggioranza AKP.

La manifestazione, che avrebbe dovuto raggiungere Piazza Taksim alle 19,00 di ieri sera, è stata repressa sul nascere, su Istikal, prima ancora di raggiungere la piazza. I “toma” (camionette della polizia muniti di idranti), dopo aver disperso la folla, sono entrate nelle viuzze adiacenti alla strada principale, dove la “caccia all’uomo” ha portato ad almeno 30 arresti.

Il governatore della Provincia di Istanbul Hüseyin Avni Mutlu, il quale ha annunciato durante la giornata di ieri l’apertura di Gezi Park per Lunedì 8 Luglio, aveva già commentato che “non saranno permessi assemblamenti”.

Il Ministro degli Affari Interni Muammer Güler ha aggiunto “Non consentiremo a nessuna tenda di entrare nel parco. Se le proteste illegali ovviamente ci saremo con “toma”, polizia e qualsiasi altro mezzo e strumento. Perché non vengono a prendersi cura dei fiori? Che venghino a godersi i fiori e gli alberi”.

Nella zona di Talimhane alcuni individui con coltelli ed altri oggetti fendenti hanno aggredito i manifestanti. Su Twitter sono piovute accuse verso la polizia per non aver cercato di fermare li individui armati.

Secondo il giornale turco Radikal sono circa 30 le persone arrestate durante gli scontri di ieri sera, mentre secondo alcune fonti su Twitter sono stati riportati qualche decina in più.

Una manifestazione molto partecipata è nata spontaneamente sul l’altra sponda del Bosforo nel quartiere di Kadikoy in solidarietà con Taksim.

Un’anima per l’Europa?


Si è conclusa oggi la seconda giornata di “A Soul for Europe”, presso il Tophane-i Amire Culture Center di Istanbul, Turchia. Tre giorni di dibattito su globalizzazione, cultura e Europa. Proprio mentre Istanbul ancora festeggia il suo stato di Capitale Europea della Cultura 2010, professori, economisti, giornalisti, business man e la cosidetta società civile si incontrano, sotto le antiche arcate del palazzo Topane – i. Il Forum, nato a Berlino nel 2004, ha come scopo quello portare figure provenienti dalle imprese e dai centri culturali insieme per discutere del ruolo della cultura nella formazione e sviluppo del progetto di integrazione Europea.

Come tante conferenze, è iniziato in modo standard, con cuffiette per la traduzione dal turco all’inglese, dall’inglese al turco, cartellini di riconoscimento luccicanti e un bel tavolo con tanto di schermo antistante dove accogliere gli ospiti e renderli protagonisti delle tre giornate di dibattito.

Ciònonostante, oggi, la prima giornata aperta al pubblico, si è rivelata alquanto insolita. Interventi di vario genere hanno interrotto il normale scorrere di una tradizione conversazione conferenziale dove già tutti sanno cosa sarà detto e quale sarà la conclusione (“Andate in pace e alla prossima”). Fin dal primo dibattito, l’incontro ha assunto sfumature inverosimili e nervature di scoppiettante polemica. A partine da  Hayrettin Karaca ( membro fondate di TEMA, fondazione turca per combattere l’erosione del terreno, per la reforestazione e protezione di habitat naturali), il quale a fine dibattito, si è lanciato in un’invettiva vecchio stile contro il capitalismo odierno ed in memoria dei vecchi tempi, quando si stava meglio e si pensava più agli altri. Il signor Karaca, che si è rifiutato di usare le cuffie per ascoltare la traduzione ed ammette – a causa degli anni – di non essere stato in grado di capire neanche gli interventi avvenuti in lingua turca, ha conquistato un buon venti minuti di scena per raccontare agli ospiti anneddoti di una Turchia che ancora non si chiamava tale. Più tardi, durante la sessione pomeridiana, Karaca si è sbilanciato decisamente troppo, condannando l’UE come possibile annientatrice della cultura e nazione turca e invitando il moderatore a parlare turco invece di inglese.

Il signor Karaca comunque non è stato l’unico  partecipante turco ad esprimere un disagio che sicuramente hanno sentito in molti. E’ sicuramente paradossale ritrovarsi ad Istanbul a discutere di Europa pensando di evitare temi come immigrazione, religione, intolleranza e discriminazione. Più tardi anche lo scrittore e poeta turco  Hilmi Yavuz ha portato l’attenzione del dibattito verso la questione turca, accennando alla frustrazione di un paese a cui è stata promessa una partecipazione che tarda e si fa pregare ad arrivare.

Sicuramente la candidatura della Turchia all’Unione Europea non voleva essere tema del dibattito. D’altro canto come biasimare Elif, artista turca che vive a Roma da 5 anni, che prende il microfono e chiede agli invitati di parlare dei veri problemi dell’Europa, come la discriminazione verso i “non-comunitari” e i problemi di crescente intolleranza e razzismo verso gli immigrati? Invece l’intervento di Elif, come quello di Hilmi e quello di Karaca vengono pressochè ignorati, come parentesi nel pulito e politically correct dialogo tra i “veri” europei.

Un incontro promettente, che rischia di mancare di attenzione verso il paese che lo ospita, che pure la chiede.